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(B)IO GIORGIO LOOPEN VIGANO’

Nato sotto il segno dei gemelli, alle prime luci dell’alba, il 17 giugno 1998: fa caldo a Milano, in zona Barona, confine sudista della metropoli; è il giorno di Italia-Cile, Mondiale di Francia, finirà 2-2 e questo è forse un segno del destino.  Anche calcisticamente, Giorgio Viganò sceglierà infatti di stare sempre dalla parte delle minoranze. Anzi, si può dire che la sua passione per il Modena F.C. inizierà già nei giorni successivi, quando la calura estiva consiglierà ai genitori il trasferimento del neonato alle origini emiliane (da parte di madre) della loro storia: Sassatella, profondo Appennino, un pugno di case tra Frassinoro e Montefiorino, provincia di Modena (appunto).
Giorgio dorme poco, pochissimo, e questo particolare in cronaca per pochi intimi è un passaggio decisivo della sua formazione musiculturale. I genitori, infatti, sfoderano tutto il loro repertorio preferito per strappargli qualche ora di sonno: Roberto Vecchioni (soprattutto), ma la play list comprende, a seconda delle ore del giorno e della notte, Francesco Guccini, Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori, Eugenio Finardi, Ivan Graziani, Pierangelo Bertoli, Enrico Ruggeri.
Cercate di capirlo: un inizio di questo tipo condiziona tutta un’esistenza…
Crescere in una famiglia della piccola borghesia ai confini della metropoli fa il resto, è un minuscolo moderno mondo antico nel quale, tra nonne e zie, tra cugini e amici, tra medicina e calcio, tutto scorre lasciando sempre un segno, nella creazione di una micronazione piuttosto che nella somma infinita tra passato e futuro. Una sorella minore di nome Annamaria e un cane (prima Palla, poi Camilla) completano il quadro.
Attratto da libri e penne fin dalle elementari, sono alle scuole medie gli incontri con la scrittura e una professoressa d’italiano quelli che fanno la differenza. Persino in eccesso. Infatti, dopo aver scelto il Liceo Classico, l’amatissimo “Alessandro Manzoni” di Milano, il primo impatto è di quelli che non dimentichi: a furia d’inseguire il piacere di scrivere puttanate, al primo tema rimedia un giudizio che non ammette repliche: “incomprensibile”.
Dall’aggettivo troncante nasce la necessità e il piacere di mettere in ordine i pensieri, nei quali già da un po’ di tempo si è clamorosamente infilata la necessità di abbinare scrittura e musica, parole e note, rime e battute.
Ancora una volta l’incontro con la passione è del tutto casuale. Infatti, durante un trasferimento in auto con il padre, ascolta alla radio “Goodbye Malinconia” di Caparezza. E’ il marzo 2011: nasce allora, probabilmente sulla tangenziale, tra l’entrata di Assago e l’uscita di Baggio, Gio Loopen. Da quell’attimo si sviluppa una costante e talvolta ossessiva ricerca di nuovi incontri: da J-AX ai 99 Posse, dai sud Sound System a Dargen, da Ghemon a Mecna e Kiave. Il rap italiano gli apre un mondo che, poco dopo, lo rimanda in cantina, alla ricerca dei vecchi cd dei genitori, quelli dei cantautori, e lo rilancia in libreria, a studiare Galeano, Dostoevskij, Sartre, affianco a Marx e Trotsky, all’impegno nei collettivi e nella politica come vita consapevole.
Un continuo incontro. E forse è proprio questo la vita: persone, canzoni, libri, idee.

Che cosa sarebbe la vita senza tutto ciò?
La vita è un incontro senza fine con se stessi e con gli altri.
E allora, incontratemi.